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martedì 11 maggio 2010
domenica 9 maggio 2010
Blasfemhia
The Transformation of Enrique Miron as El Diablo shot by Paul Rowland// Study after Velasquez's Portrait of Pope Innocent X by Francis Bacon
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martedì 27 aprile 2010
martedì 20 aprile 2010
Stone On Stone
Stone on Stone [CLIP] from Rob Carter on Vimeo.
Il videomaker Rob Carter trasforma l'assetto modernista del convento di Sainte Marie de la Tourette, inno al bèton di Le Corbusier, attraverso linguette di carta e adesivi applicati digitalmente, rivestendo l'intera struttura fino a ricreare un'inquietante e posticcia abbazia gotica in cui è impossibile riconoscere il progetto originario.
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lunedì 19 aprile 2010
Salone del Mobile 2010: My Bauhaus is Better Than Yous
Impossibile stare qui a riassumere tutte le proposte del Salone del Mobile 2010, oggi in chiusura, ma è d'obbligo almeno segnalare qualche rivelazione davvero interessante dal mondo della progettazione d'interni.
Milano ha vissuto per sei giorni in un caos di idee e caffettiere, dove ogni gusto aveva la propria sedia e la propria abatjour. Dimenticate dell'esistenza dell'Ikea e provate a fare un giro tra le cianfrusaglie esposte nelle sedi di Rho e dintorni.
Ovviamente sono i giovani designers ad'attirare gran parte dell'attenzione culturale, con una lista di improponibili oggetti a metà strada tra il naturalismo, il minimal e l'avanguardia nordica, con l'aggiunta di vari infantilismi e l'applicazione di tecniche base del non-sense, ma tutto rigorosamente declinato secondo le regole del funzionalismo estremo.
Sembra retorico parlarne, ma come non lasciarsi incuriosire dai giovani talenti provenienti dall'università tedesca di Weimar, la patria del Bauhaus, il movimento progettista che ha rivoluzionato la definizione di "design".
My Bauhaus Is Better Than Yours è il presuntuoso nome che si è dato il collettivo provenietente da Weimar, ospitato per il Fuorisalone milanese dal Wok Store.
Johannes Hein, 45 Kilo, Laura Straber e Philippe Bohm sono tra i nomi più interessanti che hanno esposto all'interno dell'open space in cui si sono fusi moda, design e lifestyle.








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domenica 18 aprile 2010
martedì 13 aprile 2010
Non ho spiccioli

Lo seguo ormai da qualche anno, e fino ad ora questa è la cosa più assurda che abbia fatto, Damien Hirst ha lasciato uno schizzo rappresentativo della sua poetica d'artista della medicina pop come mancia ad un tassista londinese...5000 sterline potrebbe fruttare lo scarabocchio che il 21 Aprile sarà messo all'asta da Dreweatts & Bloomsbury.
E qualcuno disse che il fenomeno Hirst era al tramonto.
E qualcuno disse che il fenomeno Hirst era al tramonto.
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sabato 10 aprile 2010
Alla Fiera dell'Est: Il Peggio
Pensate ci sia un limite al pudore architettonico?
Provate a fare un rapido giro tra quelli che saranno i padiglioni espositivi per l'imminente Expo di Shangai, che aprirà i battenti dal primo Maggio, per avere qualche seria risposta.
Sarebbe un errore pensare all'Expo come ad una fiera country con tendoni a strisce e crostate messe a raffreddare su banconi, ci troviamo di fronte alla più grande celebrazione del potere imprenditoriale in scala mondiale e nessuno davvero ha intenzione di passare inosservato. Per questa innocua sete di visibilità gli architetti più cari ai ceti borghesi hanno progettato veri e propri mausolei dal gusto circense, carrozzoni inquietanti dalle improponibili cromie.
Un omaggio al kitsch più arrogante, in un periodo di minimalismo snob una sana ventana di barocco, un pugno nell'occhio ben assestato.
"Better Life in Better City" sarà il tema dell'Expo e ognuno, ahimè, ha cercato di interpretarlo come meglio ha potuto, a partire dalla cara Olanda, patria della più avanzata architettura contemporanea, di Van Gogh e Rem Koolhas.
Il loro padiglione sarà costituito a quanto pare da una sorta di spirale cittadina composta da modelli di abitazioni più o meno caratteristiche della terra dei tulipani.
Ma la strabiliante particolarità, come si evince dal plastico presentato, sarà questa sorta di..girasole, sì credo un girasole, attorno al quale ruoterà la spirale e che avrà tutta l'aria di un puerile rifugio di gnomi e fate.
Il tutto sarà graziosamente arricchito con ombrellini da cocktail ed una gioviale illuminazione che rende il tutto molto simile ad una Las Vegas but more cheap.
Di sicuro fascino.
Un'altra oasi felice del gusto contemporaneo che ha deciso di compromettere la propria reputazione è la Svizzera che, con tanto orgoglio nazionalista mai mostrato prima, si fà spazio tra la folla con una riproduzione architettonica dei propri geografici confini.
Il padiglione sarà arricchito in facciata da una fitta maglia metallica, mentre all'interno una seggiovia in perfetto stile alpino condurrà gli spettatori sul tetto dell'edificio, un prato che avrà la presunzione di far sentire i visitatori come su di una verde distesa svizzera.
Molto convincente.
Ludico e sognatore, il padiglione messicano è costituito da una distesa di aquiloni coloratissimi ed evocatori di infantili rigurgiti.

Un'installazione che tocca le corde più profonde della nostra sensibilità, se non fosse che questi aquiloni in realtà sono davvero poco leggiadri e sinuosi. Alti una decina di metri, sorretti da rigide travi d'acciaio che poco ricordano gli invisibili fili di nylon, queste creature saranno costituite da una pesante ossatura che dovrà assicurare la loro statica impassibilità di fronte alle condizioni atmosferiche, insomma il contrario di ciò che un aquilone rappresenta; e sono sicuro che agirarsi in questa foresta di bestie quadrangolari dai colori spenti sarà davvero poco emozionante.

C'è, d'altra parte, una sorta di gusto macabro nel rendersi esponenzialmente ridicoli tra la popolazione del Macao (non chiedetemi cosa o dove sia).
Se insomma si erano stancati di essere pressocchè sconosciuti, i nativi di questo enigmatico territorio hanno deciso di salire finalmente alla ribalta con uno dei progetto più chiacchierati che la storia delle esposizioni mondiali ricordi.
Eccolo in tutta la sua fierezza, il mastodontico coniglio che nelle proprie interiora ospiterà tutta la migliore produzione del Macao.
Austero, squamato e dagli occhi vispi, il roditore gigante è addirittura dotato di graziose zampe rappresentate come abnormi ruote cargo.
Un cavallo di Troia dell'era contemporanea, molto meno autorevole, molto più imbarazzante.
Adorabile.
Il fascino della corsa al protagonismo non è qualcosa di puramente provinciale, ma su di un palcoscenico del genere anche le più alte manifestazioni di rappresentanza hanno quel gusto dell'ostentazione ad ogni costo.
Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto: essere più in vista del vicino.
Provate a fare un rapido giro tra quelli che saranno i padiglioni espositivi per l'imminente Expo di Shangai, che aprirà i battenti dal primo Maggio, per avere qualche seria risposta.
Sarebbe un errore pensare all'Expo come ad una fiera country con tendoni a strisce e crostate messe a raffreddare su banconi, ci troviamo di fronte alla più grande celebrazione del potere imprenditoriale in scala mondiale e nessuno davvero ha intenzione di passare inosservato. Per questa innocua sete di visibilità gli architetti più cari ai ceti borghesi hanno progettato veri e propri mausolei dal gusto circense, carrozzoni inquietanti dalle improponibili cromie.
Un omaggio al kitsch più arrogante, in un periodo di minimalismo snob una sana ventana di barocco, un pugno nell'occhio ben assestato.
"Better Life in Better City" sarà il tema dell'Expo e ognuno, ahimè, ha cercato di interpretarlo come meglio ha potuto, a partire dalla cara Olanda, patria della più avanzata architettura contemporanea, di Van Gogh e Rem Koolhas.
Il loro padiglione sarà costituito a quanto pare da una sorta di spirale cittadina composta da modelli di abitazioni più o meno caratteristiche della terra dei tulipani.
Ma la strabiliante particolarità, come si evince dal plastico presentato, sarà questa sorta di..girasole, sì credo un girasole, attorno al quale ruoterà la spirale e che avrà tutta l'aria di un puerile rifugio di gnomi e fate.Il tutto sarà graziosamente arricchito con ombrellini da cocktail ed una gioviale illuminazione che rende il tutto molto simile ad una Las Vegas but more cheap.
Di sicuro fascino.
Un'altra oasi felice del gusto contemporaneo che ha deciso di compromettere la propria reputazione è la Svizzera che, con tanto orgoglio nazionalista mai mostrato prima, si fà spazio tra la folla con una riproduzione architettonica dei propri geografici confini.
Il padiglione sarà arricchito in facciata da una fitta maglia metallica, mentre all'interno una seggiovia in perfetto stile alpino condurrà gli spettatori sul tetto dell'edificio, un prato che avrà la presunzione di far sentire i visitatori come su di una verde distesa svizzera.Molto convincente.
Ludico e sognatore, il padiglione messicano è costituito da una distesa di aquiloni coloratissimi ed evocatori di infantili rigurgiti.

Un'installazione che tocca le corde più profonde della nostra sensibilità, se non fosse che questi aquiloni in realtà sono davvero poco leggiadri e sinuosi. Alti una decina di metri, sorretti da rigide travi d'acciaio che poco ricordano gli invisibili fili di nylon, queste creature saranno costituite da una pesante ossatura che dovrà assicurare la loro statica impassibilità di fronte alle condizioni atmosferiche, insomma il contrario di ciò che un aquilone rappresenta; e sono sicuro che agirarsi in questa foresta di bestie quadrangolari dai colori spenti sarà davvero poco emozionante.

C'è, d'altra parte, una sorta di gusto macabro nel rendersi esponenzialmente ridicoli tra la popolazione del Macao (non chiedetemi cosa o dove sia).
Se insomma si erano stancati di essere pressocchè sconosciuti, i nativi di questo enigmatico territorio hanno deciso di salire finalmente alla ribalta con uno dei progetto più chiacchierati che la storia delle esposizioni mondiali ricordi.
Eccolo in tutta la sua fierezza, il mastodontico coniglio che nelle proprie interiora ospiterà tutta la migliore produzione del Macao.Austero, squamato e dagli occhi vispi, il roditore gigante è addirittura dotato di graziose zampe rappresentate come abnormi ruote cargo.
Un cavallo di Troia dell'era contemporanea, molto meno autorevole, molto più imbarazzante.
Adorabile.
Il fascino della corsa al protagonismo non è qualcosa di puramente provinciale, ma su di un palcoscenico del genere anche le più alte manifestazioni di rappresentanza hanno quel gusto dell'ostentazione ad ogni costo.
Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto: essere più in vista del vicino.
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mercoledì 7 aprile 2010
I'm Here..let's drink!
Cosa può essere più delizioso di una storia d'amore interpretata da robot e sponsorizzata dai produttori della vodka più bevuta dai minorenni di tutto il mondo!?
In fondo già le sigarette e il petrolio ci hanno insegnato ad essere uomini migliori, ora tocca all'industria etilica mostrarci quanto contino i sentimenti nelle nostre vite.
Qualcuno già parla di rivincita dei cattivi, ma se Spike Jonze si schiera dalla loro parte ho più di una buona ragione per farmi influenzare.
Godiamo allora di sì fatta grazia, e preghiamo per quegli onesti ubriaconi svedesi che ancora una volta ci permettono di commuoverci alla visione di una love story così anni 90.
clicca sull'immagine per vedere I'm Here.
In fondo già le sigarette e il petrolio ci hanno insegnato ad essere uomini migliori, ora tocca all'industria etilica mostrarci quanto contino i sentimenti nelle nostre vite.
Qualcuno già parla di rivincita dei cattivi, ma se Spike Jonze si schiera dalla loro parte ho più di una buona ragione per farmi influenzare.
Godiamo allora di sì fatta grazia, e preghiamo per quegli onesti ubriaconi svedesi che ancora una volta ci permettono di commuoverci alla visione di una love story così anni 90.
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venerdì 2 aprile 2010
Madre Barocca
Se solo riuscissi a decifrare i codici massonici applicati al mio telefonino potrei mostrarvi le squisitamente amatoriali foto che sono riuscito a rubare durante la mia visita di purificazione al museo Madre di Napoli, in occasione dell'evento Barock. Ognuno vive il giovedì santo come meglio crede, ma dato che credere non è il mio punto forte ho pensato fosse cosa buona e giusta glorificare questo giorno con una sana iniezione di arte. Insomma c'è qualcosa di biblico nello stazionare un quarto d'ora di fronte uno squalo imbalsamato mentre intorno a me forme di vita nascevano si riproducevano e morivano, ma in fondo anche qualche ebreo di sicuro in qualche passo della bibbia si è fermato più del dovuto ad ammirare la straordinaria perfomance art di Gesù che veniva flagellato, un pò alla Marina Abramovic, applaudendo con gaudio a performance conclusa.
La cosa più kitsch che puoi fare poi in un museo è di certo avvicinarti con aria indifferente ad un gruppo di persone distinte, uno dei quali spiega al resto storia, curiosità, simbolismi e bagianate circa l'opera che insieme state ammirando; un pò quello che ho tentato di fare quando mi sono trovato di fronte l'installazione di Matthew Barney (il marito di Björk), Cremaster 3, un'installazione candida e confusionaria, figlia del grandioso ciclo Cremaster (storia lunga da raccontare ora), una di quelle opere che proprio per il loro ermetismo ti fà sentire stupido quanto basta, almeno finchè non arriva il sapiente di turno dal quale rubare nettare per la tua autostima.
Di certo non c'è stato bisogno di particolari spiegazioni per le teche di Jake e Dinos Chapman, questi due fratelli dai dolcissimi sentimenti ma dalla perfida immaginazione che hanno incorniciato tra vetro e legno pseudo presepi della più nobile tradizione napoletana, rappresentanti però migliaia di corpi straziati da perversi soldati nazisti alti poco più di un paio di centimetri. In fondo il barocco è macabro e quale modo migliore per esprimerlo se non attraverso una minuziosa rappresentazione del male espresso attraverso millimetriche testoline conficcate su pali, soldati della morte che per scherzo indossano maiali scuoiati e avvoltoi che mangiano cadaveri!? Adorabile.

Ma tranquilli c'è anche del sano humor tra le sale del Madre, leggerezza legata ad'una sana dose di blasfemia nelle parodie chirurgico/religiose dell'artista Orlan. Ok forse chi non conosce le implicazioni erotiche dell'estasi di S.Teresa del Bernini avrà bisogno di allungare l'orecchio verso la guida della comitiva affianco, ma non è difficile cogliere la vena ironica delle gigantografie che la ritraggono proprio nelle vesti della santa ritratta dal Bernini ma in versione più maliziosa e profana con un glorioso seno in mostra maneggiando due croci in modo poco ortodosso. Intanto su di un maxischermo vengono proiettate le scene filmate durante le sedute di chirurgia estetiche alle quali si è sottoposta, e non disgustavi nel vederla fiera mostrare il grasso estrattole dalla liposuzione o nel vedere le sue labbra squarciate da un bistori. Anche questo è barocco.
Ora avete presente la Sindrome di Stendhal!? Quel momento mitologico in cui in preda ad un'overdose di bellezza artistica svieni per un indigestione!? Ecco sono sicuro che una volta nella vita debba capitare a tutti, e credo di esserci andato davvero vicino entrando nella sala dedicata a Damien Hirst. In realtà penso che il giramento momentaneo di cui sono stato vittima sia stato causato dalla temperatura spropositatamente alta dell'ambiente, ma mi piace pensare che sia stato vittima di un sottofenomeno Stendhaliano, trovandomi di fronte un riassunto della poetica del mio artista preferito. E non domandatevi fino a che punto è razionale emozionarsi di fronte una vetrinetta con centinaia di medicinali davvero per tutti i gusti o osservando un enorme cerchio nero formato da milioni di mosche morte, io posso. Forse qualcuno riterrà altamento di cattivo gusto accovacciarsi tra due teche che contengono le due metà di una pecora sezionata dalla testa all'ano per osservare con occhi lucidi le interiora e rendersi conto che il cervello degli ovini e davvero piccolo, e in effetti di cattivo gusto lo è, ma allegoricamente non è forse una lettura più approfondita di uno dei simboli della Pasqua!? Insomma tutto ha un senso.
E giusto perchè davvero la classe intellettuale napoletana non può farsi mancare nulla, mentre salgo le scale e alzo la testa per una bestemmia di buon augurio mi accorgo che sul soffitto è stata installata l'opera che a mio avviso rappresenta la quinta essenza del kitsch/minimal/pop contemporaneo, gioia per i miei occhi, l'opera di Jeff Koons Dolphin, ovvero un delfino gonfiabile da mare, di quelli che si vedono su tutte le spiaggie più cafonal del mondo, con sotto appeso un magnifico e normalissimo set di pentole. Che cagata! potrebbe esclamare qualcuno. Ma a me piace, e non poco. E dopo averla ammirata noiosamente su tutte le enciclopedie della rete me la ritrovo proprio sulla testa, con la dolce possibilità che qualche trascurato operaio abbia applicato male l'installazione al soffitto e che tutto possa cadermi addosso, mai sensazione fu più gratificante.
Tanto gaudio ed emozione poteva concludersi in modo epocale? Certo! E' bastato uscire dal cortile sbagliato per rendermi conto di aver affrontato il percorso della mostra al contrario e trovarmi in un qualcosa che somigliasse a ad uno spogliatoio per il personale o roba del genere che, per mia fortuna, mi ha condotto verso l'installazione della quale il museo và più fiero, Untitled di Cattelan. All'interno della chiesa vecchia di S.Maria di Donnaregina (gioiello del gotico napoletano, ma in fondo io studente di architettura non sono nessuno per parlarne) dove per norma dovrebbe essere esposto il solito crocifisso, campeggia un inno alle costrizioni forse religiose, forse sociali interpretato da Cettelan come una donna costretta in un letto, imbrigliata e in situazione d'asfissia, insomma nulla di più barocco ed espressivo, nulla di più blasfemo ed estasiante, il tutto sorvegliato da una surreale addetta del personale che, riscaldata da una stufetta alogena in una mattinata che contava 25 gradi all'ombra, impacciata prima mi ammonisce per essermi avvicinato troppo al nastro che protegge l'opera e poi risentita mi permette di avvicinarmi ancora un pò. Insomma chi ha detto che i napoletani sono tutti personaggi da commedia urlanti gesticolanti pizzaioli dediti all'ozio retrogradi!?
Amen.

La cosa più kitsch che puoi fare poi in un museo è di certo avvicinarti con aria indifferente ad un gruppo di persone distinte, uno dei quali spiega al resto storia, curiosità, simbolismi e bagianate circa l'opera che insieme state ammirando; un pò quello che ho tentato di fare quando mi sono trovato di fronte l'installazione di Matthew Barney (il marito di Björk), Cremaster 3, un'installazione candida e confusionaria, figlia del grandioso ciclo Cremaster (storia lunga da raccontare ora), una di quelle opere che proprio per il loro ermetismo ti fà sentire stupido quanto basta, almeno finchè non arriva il sapiente di turno dal quale rubare nettare per la tua autostima.Di certo non c'è stato bisogno di particolari spiegazioni per le teche di Jake e Dinos Chapman, questi due fratelli dai dolcissimi sentimenti ma dalla perfida immaginazione che hanno incorniciato tra vetro e legno pseudo presepi della più nobile tradizione napoletana, rappresentanti però migliaia di corpi straziati da perversi soldati nazisti alti poco più di un paio di centimetri. In fondo il barocco è macabro e quale modo migliore per esprimerlo se non attraverso una minuziosa rappresentazione del male espresso attraverso millimetriche testoline conficcate su pali, soldati della morte che per scherzo indossano maiali scuoiati e avvoltoi che mangiano cadaveri!? Adorabile.

Ma tranquilli c'è anche del sano humor tra le sale del Madre, leggerezza legata ad'una sana dose di blasfemia nelle parodie chirurgico/religiose dell'artista Orlan. Ok forse chi non conosce le implicazioni erotiche dell'estasi di S.Teresa del Bernini avrà bisogno di allungare l'orecchio verso la guida della comitiva affianco, ma non è difficile cogliere la vena ironica delle gigantografie che la ritraggono proprio nelle vesti della santa ritratta dal Bernini ma in versione più maliziosa e profana con un glorioso seno in mostra maneggiando due croci in modo poco ortodosso. Intanto su di un maxischermo vengono proiettate le scene filmate durante le sedute di chirurgia estetiche alle quali si è sottoposta, e non disgustavi nel vederla fiera mostrare il grasso estrattole dalla liposuzione o nel vedere le sue labbra squarciate da un bistori. Anche questo è barocco.
Ora avete presente la Sindrome di Stendhal!? Quel momento mitologico in cui in preda ad un'overdose di bellezza artistica svieni per un indigestione!? Ecco sono sicuro che una volta nella vita debba capitare a tutti, e credo di esserci andato davvero vicino entrando nella sala dedicata a Damien Hirst. In realtà penso che il giramento momentaneo di cui sono stato vittima sia stato causato dalla temperatura spropositatamente alta dell'ambiente, ma mi piace pensare che sia stato vittima di un sottofenomeno Stendhaliano, trovandomi di fronte un riassunto della poetica del mio artista preferito. E non domandatevi fino a che punto è razionale emozionarsi di fronte una vetrinetta con centinaia di medicinali davvero per tutti i gusti o osservando un enorme cerchio nero formato da milioni di mosche morte, io posso. Forse qualcuno riterrà altamento di cattivo gusto accovacciarsi tra due teche che contengono le due metà di una pecora sezionata dalla testa all'ano per osservare con occhi lucidi le interiora e rendersi conto che il cervello degli ovini e davvero piccolo, e in effetti di cattivo gusto lo è, ma allegoricamente non è forse una lettura più approfondita di uno dei simboli della Pasqua!? Insomma tutto ha un senso.
E giusto perchè davvero la classe intellettuale napoletana non può farsi mancare nulla, mentre salgo le scale e alzo la testa per una bestemmia di buon augurio mi accorgo che sul soffitto è stata installata l'opera che a mio avviso rappresenta la quinta essenza del kitsch/minimal/pop contemporaneo, gioia per i miei occhi, l'opera di Jeff Koons Dolphin, ovvero un delfino gonfiabile da mare, di quelli che si vedono su tutte le spiaggie più cafonal del mondo, con sotto appeso un magnifico e normalissimo set di pentole. Che cagata! potrebbe esclamare qualcuno. Ma a me piace, e non poco. E dopo averla ammirata noiosamente su tutte le enciclopedie della rete me la ritrovo proprio sulla testa, con la dolce possibilità che qualche trascurato operaio abbia applicato male l'installazione al soffitto e che tutto possa cadermi addosso, mai sensazione fu più gratificante.
Tanto gaudio ed emozione poteva concludersi in modo epocale? Certo! E' bastato uscire dal cortile sbagliato per rendermi conto di aver affrontato il percorso della mostra al contrario e trovarmi in un qualcosa che somigliasse a ad uno spogliatoio per il personale o roba del genere che, per mia fortuna, mi ha condotto verso l'installazione della quale il museo và più fiero, Untitled di Cattelan. All'interno della chiesa vecchia di S.Maria di Donnaregina (gioiello del gotico napoletano, ma in fondo io studente di architettura non sono nessuno per parlarne) dove per norma dovrebbe essere esposto il solito crocifisso, campeggia un inno alle costrizioni forse religiose, forse sociali interpretato da Cettelan come una donna costretta in un letto, imbrigliata e in situazione d'asfissia, insomma nulla di più barocco ed espressivo, nulla di più blasfemo ed estasiante, il tutto sorvegliato da una surreale addetta del personale che, riscaldata da una stufetta alogena in una mattinata che contava 25 gradi all'ombra, impacciata prima mi ammonisce per essermi avvicinato troppo al nastro che protegge l'opera e poi risentita mi permette di avvicinarmi ancora un pò. Insomma chi ha detto che i napoletani sono tutti personaggi da commedia urlanti gesticolanti pizzaioli dediti all'ozio retrogradi!?Amen.

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sabato 13 giugno 2009
sabato 6 giugno 2009
Piere Debusschere for Romain Kremer
ROMAIN KREMER from pierre debusschere on Vimeo.
Se l'avanguardismo sfocia nel cattivo gusto, neanche i cappelli di Romain Kremer contano più a molto...
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mercoledì 22 aprile 2009
Ezechiele, 25:17.
Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te!
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lunedì 20 aprile 2009
giovedì 16 aprile 2009
martedì 14 aprile 2009
ApparatiEffimeri
ApparatiEffimeri è un collettivo bolognese che lavora su creazioni visive a stretto contatto con l'architettura. Archiviato il vecchio schermo da proiezioni, il visual design degli AE dialoga a stretto contatti con gli ambienti proposti, creando un legame ultrapercettivo tra immagini, musica e architettura.
mercoledì 8 aprile 2009
martedì 31 marzo 2009
sabato 28 marzo 2009
venerdì 27 marzo 2009
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